Origami geometrico modulare

L’origami geometrico – modulare

composizione modulare di T. Fuse

composizione modulare di T. Fuse

Si potrebbe suddividere l’origami in tre grandi filoni: l’origami tradizionale, forte di un’esperienza ultra millenaria, l’origami figurativo e l’origami geometrico – modulare. Non è semplice dare una definizione precisa dell’origami geometrico – modulare perché è un po’ come un grande contenitore nel quale trovano posto numerosissimi altri contenitori più piccoli e specifici. In generale i modelli di questo grande settore si caratterizzano per le linee definite, precise, spesso in relazione a figure geometriche. Solitamente anche le pieghe per realizzare tali modelli sfruttano riferimenti ben precisi determinati applicando regole geometriche più o meno coscientemente e più o meno complesse. Da ciò si può capire che l’origami si presta molto bene ad indagare sia la geometria piana che quella solida ed a numerosi livelli. Non è necessario che l’origamista conosca tutte queste cose. E’ un po’ come guidare un’automobile:

bisogna conoscere bene le regole di circolazione anche se è utile sapere come è composta l’automobile. L’origamista deve seguire le istruzioni per ottenere una data figura. Potrà sempre fare l’analisi in seguito da solo o con altri esperti. L’origami geometrico – modulare è un settore relativamente giovane perché anche se in ogni piega c’è sempre un po’ di geometria, per secoli l’origami è stato usato per fini religiosi e propiziatori e non si sentiva l’esigenza di analizzarlo in questo senso. Ma da quando ha cominciato a diffondersi nel resto del mondo, sono stati indagati altri aspetti della tecnica e numerosi studiosi hanno riconosciuto le varie potenzialità insite nella piegatura della carta, che vanno anche molto al di là della geometria stessa. Alcuni origamisti hanno iniziato ad applicare le regole della geometria al foglio quadrato per ottenere altri formati regolari: il triangolo, il pentagono, l’esagono,l’ottagono e così via. Ed ovviamente queste nuove figure sono state il punto di partenza per studiare nuove forme applicando le solite regole dell’origami. Non ci è voluto molto a passare dalle figure piane a quelle solide. Infatti molti poliedri sono costituiti da facce regolari come quelle sopra ottenute. Bisognava trovare il sistema per unire una faccia all’altra. In quel momento è nato l’origami modulare, un tipo di origami cioè che usa più fogli piegati in modo che ognuno si incastri al precedente e costituisca al

scatole modulari di Tomoko Fuse

tempo stesso incastro per il successivo L’origami modulare permette di “diluire” le difficoltà del foglio unico. Spesso e volentieri poi è possibile “giocare” con i colori sia dal  punto di vista degli accostamenti che dal punto di vista matematico per cercare ad esempio il numero minimo di colori per le facce di un dato poliedro o ancora per disporre le facce colorate in modo da evitare due colori uguali adiacenti.ù Il sistema si è rivelato utilissimo per ottenere tutte le forme più classiche della geometria sia piana che solida. Sono notissimi i cinque soliti platonici sia nella loro forma base che in numerose variazioni come ad esempio le loro forme piramidate, vacue o lungo gli assi interni. Ed altrettanto noti sono anche i vari solidi semi regolari detti anche archimedei. Libri interi illustrano varie stelle modulari sia in due che in tre dimensioni. Tra queste alcune in tre dimensioni non hanno limite al numero di raggi se non quello imposto dalla carta stessa. Le scatole modulari potrebbero costituire un settore a parte dell’origami modulare. Ce ne sono per tutti i gusti: triangolari, quadrate, pentagonali, esagonali, ottagonali, e poi ancora a stella, con coperchio più o meno lavorato ecc. ecc. La fantasia e la creatività degli origamisti non accenna a fermarsi. Nascono continuamente nuovi modelli modulari. A volte basta una piccola variazione in una piega per ottenere una forma completamente diversa. Del resto l’essenza dell’origami è la continua trasformazione della carta. Dunque siamo sempre in linea o per meglio dire, in piega.